Le Riserve Auree della Banca d’Italia: Quante Tonnellate Possiede lo Stato e Cosa Significa per Chi Investe in Oro Fisico
In sintesi
Le riserve auree della Banca d’Italia ammontano a 2.452 tonnellate d’oro, il quarto quantitativo più alto al mondo dopo Stati Uniti, Germania e Fondo Monetario Internazionale, e il terzo tra i soli Stati nazionali dopo Washington e Berlino. Per chi valuta di investire in oro fisico, questo dato conferma che l’oro resta un pilastro delle riserve strategiche anche nel 2026, con implicazioni dirette su come un risparmiatore privato può replicare in scala minore la stessa logica di diversificazione attraverso lingotti e monete da investimento.
Quando il telegiornale annuncia un nuovo movimento del prezzo dell’oro, raramente si specifica che lo Stato italiano, attraverso la Banca d’Italia, è seduto su una delle riserve auree più consistenti del pianeta. Chi si domanda se convenga acquistare oro da investimento oggi farebbe bene a guardare prima a cosa fanno le banche centrali, perché il comportamento di chi gestisce le riserve auree della Banca d’Italia e delle altre istituzioni monetarie anticipa spesso le tendenze di lungo periodo del mercato fisico.
Quante tonnellate d’oro possiede davvero la Banca d’Italia nel 2026?
La Banca d’Italia detiene 2.452 tonnellate d’oro, un quantitativo rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi trimestri, come riportato dai dati ufficiali dell’istituto sulla composizione delle proprie riserve (Banca d’Italia). Il quantitativo è composto per la quasi totalità da lingotti — circa 95.493 pezzi — e per una parte minore da monete d’oro, custodite in quattro sedi: il 44,86% resta fisicamente in Italia, il 43,29% è depositato presso la Federal Reserve di New York, il 6,09% in Svizzera e il 5,76% nel Regno Unito presso la Bank of England.
In termini comparativi, l’Italia si colloca al terzo posto tra gli Stati nazionali per riserve auree ufficiali, dietro Stati Uniti (8.133,5 tonnellate) e Germania (3.355 tonnellate), e davanti alla Francia (2.437 tonnellate). Includendo il Fondo Monetario Internazionale, che detiene circa 2.814 tonnellate come istituzione sovranazionale, la Banca d’Italia scende al quarto posto assoluto nella classifica mondiale.
| Detentore | Riserve auree ufficiali | Tipologia |
|---|---|---|
| Stati Uniti | 8.133,5 tonnellate | Stato |
| Germania | 3.355 tonnellate | Stato |
| Fondo Monetario Internazionale | 2.814 tonnellate | Istituzione sovranazionale |
| Italia (Banca d’Italia) | 2.452 tonnellate | Stato |
| Francia | 2.437 tonnellate | Stato |
Perché uno Stato accumula riserve auree e cosa c’entra con il Suo portafoglio
Fino al 2000, in Italia il commercio dell’oro grezzo era di fatto monopolio dell’Ufficio Italiano dei Cambi. La Legge 17 gennaio 2000, n. 7 ha abolito questo monopolio e ha aperto ai privati la possibilità di acquistare e vendere oro da investimento in esenzione IVA, recependo anche la direttiva comunitaria 98/80/CE (Organismo Agenti e Mediatori). Nella nostra esperienza nel settore dei metalli preziosi da investimento, spieghiamo spesso ai clienti che la stessa logica che spinge una banca centrale a detenere oro fisico — un attivo senza rischio di controparte, non deperibile e storicamente non correlato alle valute — è replicabile su scala privata con un lingotto da 20 o 50 grammi o con una moneta come la Sterlina o il Krugerrand.
Le banche centrali non comprano oro per speculare nel breve periodo, ma per diversificare le proprie riserve rispetto al dollaro e agli altri asset finanziari, in un contesto di espansione fiscale e di ricomposizione degli equilibri monetari globali. Il World Gold Council monitora periodicamente questa domanda istituzionale nei propri report trimestrali (World Gold Council), confermando come l’oro resti una componente stabile delle riserve ufficiali a livello mondiale.
Cosa significa oggi per chi investe in lingotti e monete d’oro?
Al 30 luglio 2026 il prezzo dell’oro si attesta a 114,55 euro al grammo, in lieve rialzo dello 0,39% nella giornata (Il Sole 24 Ore). A questa quotazione, un lingotto da 50 grammi vale circa 5.727 euro di solo metallo, a cui si aggiunge il premio di fabbricazione applicato dalla raffineria e dal distributore. Come spiega Stefano Costanzo, titolare di Costanzo Gold Traders, la domanda istituzionale — quella delle banche centrali come la Banca d’Italia — non elimina la volatilità di breve periodo, ma fornisce un pavimento strutturale alla domanda di lungo periodo che un investitore privato può usare come riferimento quando decide il momento di acquistare.
Per chi acquista oro fisico è importante rivolgersi a un operatore professionale iscritto all’OAM (Organismo Agenti e Mediatori) come operatore in oro, esattamente come fa Costanzo Gold Traders, e verificare che i lingotti provengano da raffinerie inserite nella Good Delivery List della London Bullion Market Association, con purezza minima 999,9/1000. Va precisato che lo standard Good Delivery LBMA si applica in senso stretto ai lingotti da circa 400 once utilizzati nelle transazioni Loco London, mentre i tagli più accessibili al pubblico retail — da 2 grammi a 1 chilogrammo — sono comunque prodotti dalle stesse raffinerie accreditate LBMA, che ne garantiscono la tracciabilità e la rivendibilità internazionale.
Il premio applicato rispetto al prezzo spot varia in modo significativo in base alla pezzatura scelta: sui lingotti più piccoli, da 10 a 50 grammi, il premio è tipicamente compreso tra il 5% e il 7%, mentre su pezzature intermedie come 100 o 250 grammi scende all’1-2%, per poi comprimersi ulteriormente sul lingotto da 1 chilogrammo. Questo significa che chi dispone di un budget più contenuto pagherà proporzionalmente di più per grammo acquistato rispetto a chi investe cifre più elevate, un meccanismo che vale la pena conoscere prima di scegliere il taglio più adatto alle proprie disponibilità, sia esso un lingotto oppure una moneta da investimento come la Sterlina o il Krugerrand.
Come replicare in piccolo la logica delle banche centrali
Un risparmiatore che voglia costruire una posizione in oro fisico con la stessa disciplina di una banca centrale può seguire alcuni criteri concreti. Primo: scegliere pezzature coerenti con il proprio budget, privilegiando lingotti da 20, 50 o 100 grammi per chi parte con capitali contenuti, oppure monete da investimento come la Sterlina o il Marengo per chi preferisce liquidità e riconoscibilità internazionale — argomenti che approfondiamo nella nostra guida all’investimento in oro fisico. Secondo: verificare che l’acquisto avvenga in esenzione IVA ai sensi della Legge 7/2000, condizione riservata all’oro con purezza pari o superiore a 995 millesimi per i lingotti. Terzo: conservare un documento di acquisto e la scheda tecnica del prodotto, elementi che facilitano la rivendita futura.
Per chi valuta in particolare i lingotti, un approfondimento utile è la nostra pagina dedicata ai lingotti d’oro da investimento, dove sono descritte le pezzature disponibili e i relativi premi sullo spot. Nella nostra esperienza diretta con i clienti a Roma, chi acquista con un orizzonte di medio-lungo periodo tende a diversificare tra due o tre pezzature diverse, proprio come fanno le banche centrali quando distribuiscono le proprie riserve tra sedi e tipologie di lingotti differenti.
Domande frequenti
Quanto oro possiede l’Italia rispetto agli altri Paesi europei?
La Banca d’Italia detiene 2.452 tonnellate d’oro, seconda in Europa solo alla Germania (3.355 tonnellate) e davanti alla Francia (2.437 tonnellate).
Perché le banche centrali comprano oro invece di altri asset finanziari?
Le banche centrali detengono oro perché è un attivo privo di rischio di controparte e storicamente utile a diversificare le riserve rispetto al dollaro e ad altre valute in fasi di incertezza monetaria.
Un privato può acquistare oro con le stesse garanzie di quello detenuto dalla Banca d’Italia?
Sì: rivolgendosi a un operatore professionale iscritto all’OAM e acquistando lingotti certificati da raffinerie accreditate LBMA, un privato ottiene un prodotto con standard di purezza e tracciabilità assimilabili a quelli delle riserve ufficiali, con il vantaggio aggiuntivo dell’esenzione IVA prevista dalla Legge 7/2000 per l’oro con purezza pari o superiore a 995 millesimi.