Mentre l’Italia discute ancora a chi appartengano le proprie riserve auree, la Francia ha fatto da sola: tra luglio 2025 e gennaio 2026, la Banque de France ha rimpatriato 129 tonnellate di lingotti d’oro dalla Federal Reserve Bank di New York, portando a casa quasi 13 miliardi di euro di plusvalenza. Nel frattempo, metà dell’oro italiano dorme ancora nei caveau di New York, Londra e Berna.
La Francia ha agito: 129 tonnellate rimpatriate dalla Federal Reserve
L’operazione francese non è stata improvvisata. I lingotti conservati a New York erano “vecchi”, non conformi agli standard LBMA Good Delivery, che oggi richiedono una purezza minima di 999,5/1000 e precisi requisiti di tracciabilità. La Banque de France li ha venduti e sostituiti con barre moderne, ora custodite interamente a Parigi. Risultato: la Francia è diventata la quarta riserva aurea mondiale — 2.437 tonnellate, tutte sul suolo nazionale — e ha incassato proventi straordinari per 11 miliardi di euro nel solo bilancio 2025, come riportato da Mining.com.
Il governatore François Villeroy de Galhau ha definito la mossa un “aggiornamento tecnico”, non politico. Eppure l’effetto geopolitico è innegabile: altri paesi europei stanno valutando il rimpatrio delle proprie riserve, e la logica è chiara — avere l’oro fisico sotto il proprio controllo, certificato secondo gli standard internazionali, non è mai stato così strategicamente rilevante.
E l’Italia? La terza riserva mondiale che non si muove
L’Italia possiede 2.451,87 tonnellate di oro — la terza riserva mondiale, secondo Trading Economics, con un valore stimato di circa $300 miliardi ai prezzi attuali. Eppure circa metà di questo patrimonio è custodita all’estero: principalmente alla Federal Reserve di New York, con quote a Londra e Berna.
A novembre 2025, il senatore Lucio Malan (Fratelli d’Italia) ha presentato un emendamento sostenendo che le riserve auree “appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano”. La BCE ha risposto con due pareri formali in dicembre 2025, chiedendo all’Italia di riconsiderare la proposta per preservare l’indipendenza della Banca d’Italia ai sensi dei Trattati UE, come riportato da Euronews. Il dibattito è rimasto aperto. Il Movimento 5 Stelle ha formalmente chiesto il rimpatrio. La Banca d’Italia non ha commentato alcun cambio di politica.
La differenza tra i due paesi non è una questione di riserve — l’Italia ne ha addirittura di più. È una questione di capacità decisionale: la Francia ha visto un’opportunità e l’ha colta. L’Italia discute ancora.
Il mercato non aspetta i parlamenti
Mentre il dibattito istituzionale si trascina, il prezzo dell’oro ha toccato il massimo storico di $5.501,70 per oncia il 28 gennaio 2026, per poi stabilizzarsi intorno ai $4.804 rilevati il 20 aprile 2026, secondo Fortune. Le banche centrali mondiali hanno acquistato 863 tonnellate di oro nel 2025 — la Polonia da sola ne ha aggiunte 102 — e il World Gold Council prevede un ritmo simile nel 2026, con nuovi acquirenti istituzionali in ingresso.
Questa domanda strutturale ha una lettura precisa per chi vuole proteggere il proprio patrimonio: quando le banche centrali comprano oro fisico, certificato, conservato in patria, stanno trasmettendo un segnale. Come dimostra la nostra analisi sui rendimenti dell’oro a confronto con altri asset, il metallo giallo ha sovraperformato la maggior parte delle classi di investimento tradizionali nell’ultimo ciclo. L’investitore privato può trarre le stesse conclusioni degli istituti centrali: detenere oro fisico certificato, con piena documentazione fiscale.
Cosa fare oggi: la guida pratica per l’investitore italiano
Se le banche centrali razionalizzano le proprie riserve verso lingotti conformi agli standard LBMA, l’investitore privato dovrebbe applicare lo stesso criterio. Noi di Costanzo Gold Traders commercializziamo esclusivamente lingotti d’oro certificati LBMA con titolo 999,9/1000, disponibili in tagli da 2g fino a 1 kg. Per chi si avvicina all’oro per la prima volta, i formati da 10g o 50g offrono un buon equilibrio tra liquidità e costo unitario.
Alcune indicazioni pratiche irrinunciabili:
- Verificare l’iscrizione OPO del rivenditore su organismo-am.it prima di qualsiasi acquisto — il registro è operativo dal 17 aprile 2025 ai sensi del D.Lgs. 211/2024.
- Conservare sempre la documentazione d’acquisto: senza fattura, in caso di rivendita si applica il 26% sull’intero ricavato, non solo sulla plusvalenza.
- Finestra di regolarizzazione 2026: chi possiede oro fisico senza documentazione ha tempo fino a fine giugno 2026 per regolarizzarsi all’aliquota agevolata del 12,5%, come previsto dalla Legge di Bilancio 2026 secondo Aurum Italia.
- L’oro da investimento è esente IVA ai sensi della Legge 7/2000, a condizione che il titolo sia almeno 995/1000 e il rivenditore sia un operatore OPO registrato.
- Soglia contanti: le operazioni pari o superiori a €12.500 richiedono segnalazione all’UIF entro il mese successivo — un obbligo che noi di Costanzo Gold Traders, in qualità di operatori professionali iscritti all’OAM, rispettiamo con piena trasparenza.
La nostra esperienza nel settore ci porta a consigliare un’esposizione graduale: una quota del 5-10% del patrimonio liquido, in lingotti LBMA certificati acquistati con piena documentazione fiscale, rappresenta un punto di partenza solido — non speculativo, ma strutturale. Per approfondire i criteri di scelta tra lingotti e monete, è utile anche la nostra guida agli acquisti di lingotti per investitori italiani nel 2026.
Domande frequenti
Perché la Francia ha rimpatriato l’oro dalla Federal Reserve di New York?
Per aggiornare i propri lingotti agli standard LBMA Good Delivery e incassare una plusvalenza di quasi 13 miliardi di euro. L’operazione, completata tra luglio 2025 e gennaio 2026, ha portato le riserve francesi — 2.437 tonnellate — interamente a Parigi.
L’oro fisico acquistato in Italia è esente IVA?
Sì, l’oro da investimento con purezza pari o superiore a 995/1000 è esente IVA ai sensi della Legge 7/2000, a condizione che l’acquisto avvenga da un operatore OPO regolarmente iscritto all’OAM.
Ho dell’oro fisico senza documentazione d’acquisto: cosa rischio?
In caso di rivendita senza fattura d’acquisto, la tassazione del 26% si applica sull’intero ricavato, non solo sulla plusvalenza. La Legge di Bilancio 2026 prevede una finestra di regolarizzazione al 12,5% fino a fine giugno 2026 — un’opportunità da valutare con un consulente fiscale.