Negli ultimi mesi, su social media e canali finanziari di dubbia autorevolezza, circola una narrazione insistente: l’oro ha già corso troppo, la plata è il nuovo re. Con l’argento che ha guadagnato il +144,4% nel 2025 contro il +65% dell’oro, il messaggio sembra quasi convincente. Noi di Costanzo Gold Traders — operatori professionali iscritti all’OAM (Organismo Agenti e Mediatori) con sede a Roma — siamo qui per analizzare i fatti, non per inseguire i trend del momento.
I numeri veri: argento +144%, ma a quale costo?
È innegabile: secondo BullionVault, nel 2025 l’argento ha realizzato la performance annuale più brillante dal 1979, chiudendo l’anno a circa 72 $/oz. L’oro, nello stesso periodo, ha segnato +65%, portando il prezzo fine anno a 4.310 $/oz — anch’essa la migliore performance annua dal 1979.
Ma il 2026 ha già dimostrato quanto queste performance possano essere effimere. A gennaio 2026, l’argento ha toccato il suo massimo storico nominale a 121,64 $/oz — la prima volta in assoluto oltre quota 100 dollari. Poi, nel giro di poche settimane, è crollato a 71,67 $/oz: un ribasso del -41,1%. Nello stesso periodo l’oro ha perso il 21,2% — già significativo, ma quasi la metà del ribasso dell’argento. Il trigger? La nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed, che ha rafforzato il dollaro scatenando una cascata di margin call sulle borse americane e cinesi.
Oggi, ad aprile 2026, l’oro quota circa 4.774 $/oz (LBMA PM Fix del 13 aprile 2026) e l’argento intorno agli 80 $/oz. Entrambi i metalli hanno recuperato, ma il messaggio è chiaro: l’argento amplifica ogni movimento — al rialzo e al ribasso.
Il dettaglio che nessuno vi dice: IVA al 22% sull’argento fisico in Italia
C’è un elemento fiscale fondamentale che i promotori del “regno dell’argento” omettono sistematicamente quando si rivolgono agli investitori italiani: l’argento fisico in Italia è soggetto a IVA al 22%. A differenza dell’oro da investimento — esente IVA ai sensi della Legge 7/2000 che recepisce la Direttiva UE 98/80/CE — l’argento non rientra nella categoria dei metalli preziosi da investimento secondo la normativa europea e italiana.
Cosa significa concretamente? Chi acquista oggi un chilo d’argento fisico deve mettere in conto un costo immediato del 22% sul prezzo: l’argento deve salire di oltre il 22% solo per portarsi in pareggio. Su un lingotto d’oro da 100 grammi certificato LBMA, invece, non si paga alcuna IVA all’acquisto — e la plusvalenza viene tassata al 26% solo se e quando si vende in profitto, a condizione di conservare la documentazione d’acquisto.
Esiste un’eccezione: l’argento conservato in caveau certificati LBMA può beneficiare dell’esenzione IVA, come illustrato nell’approfondimento sui nuovi prodotti in argento e la quotazione di aprile 2026. Ma questo implica un’operatività di tipo istituzionale, non l’acquisto fisico dal proprio rivenditore locale.
Il rapporto oro/argento: dove siamo oggi?
Il gold/silver ratio misura quante once d’argento servono per acquistare un’oncia d’oro. Storicamente oscillato in un range di 60–80:1, il ratio ha toccato quasi 100:1 nei periodi di massima sottovalutazione dell’argento. A gennaio 2026 era sceso sotto 50:1 — ai minimi dal 2012 secondo il Silver Institute. Oggi, con oro a 4.774 e argento a ~80, siamo intorno a 60:1.
Chi avesse convertito oro in argento quando il ratio era vicino a 100 ha già incassato un guadagno relativo significativo. Farlo oggi, ignorando la zavorra fiscale italiana del 22% IVA sull’argento fisico, non è una strategia ovvia per l’investitore retail italiano.
Perché l’oro rimane la scelta prioritaria per l’investitore italiano nel 2026
L’argento ha fondamentali interessanti: il Silver Institute prevede per il 2026 il sesto anno consecutivo di deficit strutturale — 67 milioni di once di domanda eccedente l’offerta — trainato dalla domanda industriale del solare fotovoltaico, dei veicoli elettrici e dell’elettronica. La domanda di investimento fisico è cresciuta del +20% anno su anno, a 227 milioni di once. Sono numeri reali, non speculazione.
Ma per un investitore italiano che vuole accedere al mercato dei metalli preziosi senza penalizzarsi fiscalmente, la via più efficiente resta l’oro fisico da investimento: 0% IVA all’acquisto, nessun limite di possesso, nessuna dichiarazione fiscale per l’oro detenuto in Italia, e tassazione al 26% solo sulle plusvalenze realizzate — purché si conservi la fattura d’acquisto.
I lingotti d’oro da investimento certificati LBMA che commercializziamo, con titolo minimo 999,9/1000 nelle grammature da 2g fino a 1 kg, offrono flessibilità a ogni profilo di investimento — e come dimostra l’analisi sui rendimenti dell’oro nel lungo periodo, proteggere il patrimonio richiede coerenza, non rincorse ai trend del momento.
Le banche centrali continuano ad acquistare oro in modo strutturale: a febbraio 2026, secondo il World Gold Council, gli acquisti netti sono stati 27 tonnellate — in linea con la media mensile 2025 di 26 tonnellate. La Cina ha completato il 16° mese consecutivo di acquisti, portando le riserve a 2.308 tonnellate. UBS, in un report di marzo 2026, prevede un ulteriore +20% rispetto ai prezzi allora correnti. Entrare oggi su un lingotto da 100g o su monete come il Krugerrand o la Sterlina, acquistandole da un operatore OAM registrato, significa posizionarsi con un asset fiscalmente efficiente e sostenuto da domanda strutturale globale.
Domande frequenti
L’argento è davvero più conveniente dell’oro come investimento in Italia?
In termini di performance di mercato il 2025 ha premiato l’argento (+144% vs +65% dell’oro), ma per l’investitore italiano l’argento fisico sconta una penalizzazione del 22% di IVA all’acquisto — svantaggio che l’oro da investimento non ha, essendo esente IVA ai sensi della Legge 7/2000.
Come verifico che il rivenditore d’oro sia registrato e legale?
Dal 17 aprile 2025, tutti gli operatori professionali in oro devono essere iscritti all’OAM. È possibile verificare gratuitamente qualsiasi operatore su organismo-am.it. Costanzo Gold Traders è regolarmente iscritto al registro OAM.
Devo dichiarare l’oro fisico al fisco italiano?
No: l’oro fisico detenuto in Italia non richiede alcuna dichiarazione fiscale. Solo l’oro detenuto all’estero richiede il modulo RW nella dichiarazione dei redditi. La tassazione del 26% si applica esclusivamente all’eventuale plusvalenza realizzata al momento della vendita, con documentazione d’acquisto.